Il primo luogo dove cercare, quando non si sa esattamente cosa si cerca, è nelle immediate vicinanze. Parlare della madre Terra non è poi così facile perché come argomento è ormai stato tanto trattato che si corre il rischio di nascondere magia e divinità sotto un cumulo di ovvietà. La Terra è la nostra prima madre, (prima ovvietà) una madre amorevole che ci fornisce di tutto ciò che ci necessita (seconda ovvietà) ma anche una madre capace di infliggerci terribili sofferenze (terza),una madre viva (Gea, il pianeta che vive!!) un organismo tremendamente complesso e meravigliosamente strutturato, una madre forte e selvaggia dall'aspetto mutevole e dalle mille espressioni, genitrice di vita e di morte, generatrice di forze immense e primordiali... ovvietà, ovvietà, ovvietà..... naturale che lo siano, perché stando immersi dentro a così tanto non riusciamo a percepire niente, abbiamo sviluppato una sorta di abitudine al meraviglioso, abbiamo fatto il callo al miracolo. Siamo plancton nell'infinità degli oceani ignari di tutto quello che ci vive attorno. Per la maggior parte di noi la natura è addirittura un concetto estraneo, una sorta di optional, qualcosa che esula dalle loro vite cittadine e legate a un sistema consumistico commerciale, come se tutto ciò di cui necessitano potesse avere una origine sintetica e il pianeta su cui vivono avesse solo una funzione di supporto. Lieta di dissentire, non è così. Ogni cosa è un dono di Madre Terra: le pere non crescono nelle cassette di legno, l'acqua non viene fabbricata insieme alle bottiglie, l'aria viene continuamente depurata dalla fotosintesi clorofilliana. Anche ciò che è effettivamente sintetico, viene fabbricato con materiali prelevati dal pianeta, non c'è nulla di alieno, tutto viene dalla Madre.
E degniamola una buona volta di uno sguardo, questa natura, almeno per curiosità se non per riconoscenza. La vita, ci dicono, è iniziata dall'oceano, il mare per noi, la Mer -la madre- per i francesi. Un numero indicibile, inimmaginabile di goccioline strette una accanto all'altra in una massa enorme che ricopre il pianeta ed estende i suoi vasi sopra e sotto la terra e nel cielo. Acqua. Così comune vero? Un elemento che esiste nelle quattro forme della materia rimanendo sempre la stessa; qualcosa che esiste da quando esiste la terra ed è sempre se stessa, beviamo la stessa acqua che ha bevuto Cleopatra, i nostri corpi sono fatti per il settanta per cento d'acqua, la stessa che intrideva i tessuti dei dinosauri; nessun organismo vivente può farne a meno; è responsabile del clima delle varie zone geografiche, del tempo meteorologico, della morfologia dei continenti; obbedisce alle leggi naturali e se ne fa beffe sfuggendo perfino alla gravità, sublima evaporando anche allo stato solido, ci mostra divertita i suoi mille volti, scintillando dai ghiacciai, tintinnando gioiosa nei torrenti e maestosa nelle cascate, scorrazzando in mille giravolte di nubi, giocando a nascondere il mondo nella nebbia, sonnecchiando placida nei laghi o protendendo minacciosi artigli in onde alte come case, gioca con pizzi e trine in cristalli di neve unici. Non a caso gli antichi l'adoravano. E' infinita la lista delle divinità e delle leggende legate all'acqua come interminabili sono le fonti d'informazione sull'argomento, la crescita spirituale è un percorso che richiede un minimo d'impegno e la riflessione in solitaria rende meglio.
Dal mare, la vita ha colonizzato la terra e qui non basta un numero di volumi quanto la Treccani per cominciare soltanto a discutere dell'argomento. Si può magari provare a chiudere gli occhi, rilassarsi e immergersi con la fantasia in un ambiente qualunque -per i pochi fortunati che se lo possono permettere è decisamente più fruttuoso recarsi fisicamente nei luoghi scelti, ma tant'è.
Tanto a titolo d'esempio immaginiamoci un bosco, ma potrebbe essere una montagna innevata, una grotta ricca di stalattiti, un deserto africano etcc. Sta facendo buio, e siamo soli. Gli alberi svettano sopra le nostre teste donandoci una visione del cielo frammentata, il sottobosco è fitto e ci ostacola il cammino. Intorno a noi scorgiamo solo pochi segni di vita ma sappiamo perfettamente che qui abitano un gran numero di creature che, anche se sfuggono al nostro sguardo, ci osservano, vigilano sul loro mondo, sono pronte ad attaccare per difenderlo. Non siamo poi creature così sprovvedute e indifese e attraversare il bosco non dovrebbe essere un compito troppo difficile. Eppure ... l'inquietudine si insinua nell'anima. E' vero che ci sono anche animali di una certa taglia, cinghiali, cervi o magari anche soltanto una volpe nervosa, ma non è di loro che abbiamo paura. E' qualcosa di meno definito qualcosa che vive e ci osserva e permea ogni angolo, ogni ombra, dal basso dei cespugli, su lungo i tronchi fino alle cime protese che ondeggiano per un vento che non possiamo sentire sulla pelle. E contro ogni razionalità, sentiamo che qui c'è qualcosa che non possiamo vedere, che non riusciremo mai a comprendere ma ciò non di meno esiste, vive. E' il bosco stesso, o il suo spirito, o creature sovrannaturali che ci abitano. Qualunque cosa sia, la percepiamo, forte e chiaro con tutti i nostri sensi e qualcuno di più. Una volta usciti di qui lo rinnegheremo con tutte le nostre forze, rideremo di noi stessi e mai e poi mai racconteremmo a qualcuno una briciola dei pensieri che ci hanno attraversato la testa. Ma da ora in poi guarderemo alle selve con un rispetto nuovo.
Ogni centimetro del nostro pianeta è intriso di mistero e di magia, basta guardarlo con occhi diversi o più semplicemente guardarlo. Smettere di comportarsi come plancton e osservare. Non serve che altri vi raccontino la vostra realtà, ci siete immersi, aprite gli occhi.
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