E' da parecchio tempo che medito di inserire questo pezzo di percorso ma non mi decido mai a cominciare. Il motivo è che, pur essendo un qualcosa di semplice, una delle tante ovvietà (che però necessitano di essere sbattute sotto al naso per essere notate), la sua assimilazione comporta un notevole sforzo per la maggior parte di noi e una buona percentuale di persone questo genere di volo empirico non lo tenta neppure (o dovrei dire non ne viene tentato) qualcuno ci prova ma non lo sente nel profondo, qualcuno lo finge solamente, chi più in buona fede chi meno. Perché qui si tratta di prendere in considerazione il resto del genere umano, si parla di avere a che fare con gli altri, "tutti" gli altri. Cosa non facile. Anche se dovrebbe esserlo perché questo è il genere al quale apparteniamo tutti, nessuno escluso, un qualcosa di cui dovremmo naturalmente sentire di fare parte, di essere parte, un qualcosa che dovrebbe ispirarci sensazioni di comunione, di fraternità, di amicizia, di amore, qualcosa che dovrebbe farci ignorare la solitudine anche se viviamo come eremiti con l'unica compagnia di uno scarafaggio addestrato, perché anche nella solitudine più totale dovremmo comunque sentire di essere parte di quell'organismo pensante che chiamiamo umanità. Si son spese miliardi di parole sull'argomento, in testi canzoni, comizi e quant'altro e ognuno di noi si sarà trovato ad ascoltarne o leggerne almeno una parte. Ma alla fine dei salmi, dopo avere annuito il proprio assenso col capino sottolineando la veridicità di ogni singola affermazione, ognuno di noi ritrova la propria individualità con soddisfazione e orgoglio. Perché il nocciolo è tutto qui : L'Ego. L'Io. Me stesso. Me. Versus: Altro da Me, Loro, gli Altri, le Persone, la Gente. Un intero mondo che è "altro", un intero mondo dal quale ci dissociamo volontariamente. Abbiamo un bagaglio pesante di preconcetti verso gli altri, bagaglio che si è formato col tempo, l'educazione e le esperienze ed è servito a costruire la nostra individualità, ma ci ha fornito dati distorti e distorto è il risultato. Dunque non ci ha lasciato lavorare con le nostre peculiarità effettive ma sulle nostre qualità presunte allo scopo di plasmarci un Ego in grado non solo di distinguerci dal resto ma di elevarci su di esso. In parole povere sentiamo tutti di essere superiori agli altri, migliori. Dobbiamo esserlo, è una necessità che abbiamo sviluppato nella primissima infanzia (vedi: "se guardi a lungo nell'abisso" pagina in costruzione). Di per se questo può non essere un male, sempre che si pongano dei limiti alla propria intolleranza verso gli altri e senso di superiorità nei loro confronti se la nostra maggiore ambizione nella vita non è quella di finire suicidi in un bunker in compagnia di Eva Broun.
Anche se sappiamo perfettamente che gli altri sono indispensabili alla nostra stessa esistenza, che non potremmo vivere in perfetta solitudine come il piccolo principe e che far parte della società umana è l'unico modo che abbiamo per sopravvivere, non siamo tendenzialmente bendisposti verso il nostro prossimo (figurarsi verso il nostro più distante), né tanto meno ci sentiamo disposti ad accomunarcene. Nutrire quotidianamente un ego vorace è un lavoro che non richiede troppo impegno è sufficiente non cambiare mai punto di vista. Naturalmente, come ogni altra cosa, anche il disprezzo verso il resto del mondo ha la sua scala graduata, c'è chi fa del sociale il proprio stile di vita e chi nemmeno si prende la briga di scusarsi di aver dato fuoco a un barbone, c'è chi realmente si dispiace per il terzo mondo e chi ne estirperebbe per sempre la fame con l'atomica, c'è chi non ha niente "contro" perché non ha niente "con", e c'è altro, tanto altro ancora. Ai livelli meno infimi si può trovare il tipo di essere (quasi) umano del "vivi e lascia vivere" che è forse, almeno alle nostre latitudini, il più diffuso e il meno pericoloso; è quello che non disprezza -almeno non apertamente- non discrimina, non gioisce delle disgrazie altrui; è quello che, se può, da anche una mano e -se proprio deve- anche qualcosa di più; è quello che veramente crede di credere che siamo tutti uguali e che l'uomo in quanto tale nasce col suo bagaglio di diritti inalienabili. Ma neppure lui si accomuna. Vive nel suo ristretto mondo di contatti, verso i quali nutre veri e sinceri sentimenti positivi che vanno dalla conoscenza all'amore passando per tutte le gradazioni di simpatia possibili e che magari arriva a contenere fino a un paio di centinaia -ma ne dubito- di anime e nemmeno con queste poche ( su Madre Terra siamo oltre sei miliardi ) sperimenta mai nel corso della vita una vera comunione, neppure con le persone che si porta a letto, neppure col proprio compagno di vita o con i suoi stessi figli. Mai. Oh, ama, questo sì, ma l'amore non può unirci più di quanto già non lo siamo, l'amore è un capitolo a parte, una magia a se stante, è qualcosa di più e di diverso dalla comunione che è insita nella nostra condizione, l'amore è un dono lungo il percorso. Può sembrare un lungo e noioso rimprovero ma non lo è, è solo il necessario prologo al passo successivo. Dunque abbiamo un campione di soggetti sufficientemente bendisposti verso gli altri da poter vivere con serenità e coscienza pulita la loro vita e questo a loro basta. Per coloro che sono interessati alla magia però sfortunatamente questo non basta. E' necessario riuscire nella comunione. La comunione di cui parlo è soprattutto una questione di sensazioni fisiche, cercare di spiegare a parole dove si deve andare a parare è riduttivo e fuorviante, come descrivere uno sbadiglio, un orgasmo, la commozione, il sapore di una fragola ... insomma avete capito; si può provare ad arrivarci vicino usando delle immagini ma questo prevede il sapersi immedesimare in cose e situazioni totalmente estranei. Partiamo con un primo esempio.
Chi di noi non ha mai visto in un documentario -o i più fortunati dal vivo- il nuoto in branco dei pesci ? Per chi non ha mai avuto questo piacere tenterò una descrizione sommaria: queste bestiole nuotano tutte assieme rispettando una rigorosa distanza di sicurezza con gli individui più prossimi e si muovono in una sincronia perfetta tanto da sembrare un unico individuo. Dopo qualche minuto di osservazione ci si dimentica quello che realmente sono. Quello che diviene evidente è il movimento fluido e cosciente di quel super individuo; non si muove a casaccio, segue il suo percorso logico. Così è di uno stormo di uccelli: si possono passare ore a guardare quella nube nera formata da migliaia di individui creare le forme più svariate in una armonia perfetta e si avverte la coscienza della creatura formata dalle coscienze dei singoli individui. Ci sono altri esempi nel regno animale di creature appartenenti alla stessa specie che si organizzano nel formare quello che appare come un unico individuo. Le spiegazioni scientifiche abbondano e probabilmente sono anche azzeccate. Il nostro salto di qualità consiste nell'attribuire al suddetto una coscienza propria. Nemmeno troppo bizzarro se si pensa ai milioni di cellule che costituiscono il corpo di un singolo pesce e che forse, a loro volta, possiedono una loro semplice coscienza. Non auspico una umanità che si muova in sincronia da balletto classico, cerco solo di creare una immagine mentale che possa stuzzicare anche sul piano fisico. Qualche altro indizio ce lo può fornire internet: al terminale siamo singole unità -individuali- che si muovono virtualmente nello spazio dato che si può raggiungere ogni parte del globo coperta dalla rete, ma lo spazio cibernetico non è qualcosa di reale è un tessuto formato da miriadi di terminali, che cesserebbe di esistere se ogni singolo terminale si spegnesse. Metafore sul tema se ne possono trovare a pacchi con un po' d'immaginazione : il singolo libro parte dell immensa biblioteca, la goccia d'acqua nel mare, il capello nella chioma, il granello di rena.... Sbizzarritevici. Come premesso l'argomento è duro, la spiegazione troppo lunga e insufficiente, le molte implicazioni necessitano di singoli approfondimenti e giustamente ci si può domandare perché si dovrebbe impiegare tanto tempo e energia per riuscire in una comunione di cui non solo non si sente la necessità, ma addirittura ci ripugna un pochetto. Perché non siamo pesci, né libri, ne terminali di computer. Siamo creature d'energia e possiamo imparare a lasciare unire le nostre luminosità e far scorrere la forza del tutto nel singolo.
Possiamo imparare a percepire, usare e dirigere la forza vitale della creatura umanità.
Anche se sappiamo perfettamente che gli altri sono indispensabili alla nostra stessa esistenza, che non potremmo vivere in perfetta solitudine come il piccolo principe e che far parte della società umana è l'unico modo che abbiamo per sopravvivere, non siamo tendenzialmente bendisposti verso il nostro prossimo (figurarsi verso il nostro più distante), né tanto meno ci sentiamo disposti ad accomunarcene. Nutrire quotidianamente un ego vorace è un lavoro che non richiede troppo impegno è sufficiente non cambiare mai punto di vista. Naturalmente, come ogni altra cosa, anche il disprezzo verso il resto del mondo ha la sua scala graduata, c'è chi fa del sociale il proprio stile di vita e chi nemmeno si prende la briga di scusarsi di aver dato fuoco a un barbone, c'è chi realmente si dispiace per il terzo mondo e chi ne estirperebbe per sempre la fame con l'atomica, c'è chi non ha niente "contro" perché non ha niente "con", e c'è altro, tanto altro ancora. Ai livelli meno infimi si può trovare il tipo di essere (quasi) umano del "vivi e lascia vivere" che è forse, almeno alle nostre latitudini, il più diffuso e il meno pericoloso; è quello che non disprezza -almeno non apertamente- non discrimina, non gioisce delle disgrazie altrui; è quello che, se può, da anche una mano e -se proprio deve- anche qualcosa di più; è quello che veramente crede di credere che siamo tutti uguali e che l'uomo in quanto tale nasce col suo bagaglio di diritti inalienabili. Ma neppure lui si accomuna. Vive nel suo ristretto mondo di contatti, verso i quali nutre veri e sinceri sentimenti positivi che vanno dalla conoscenza all'amore passando per tutte le gradazioni di simpatia possibili e che magari arriva a contenere fino a un paio di centinaia -ma ne dubito- di anime e nemmeno con queste poche ( su Madre Terra siamo oltre sei miliardi ) sperimenta mai nel corso della vita una vera comunione, neppure con le persone che si porta a letto, neppure col proprio compagno di vita o con i suoi stessi figli. Mai. Oh, ama, questo sì, ma l'amore non può unirci più di quanto già non lo siamo, l'amore è un capitolo a parte, una magia a se stante, è qualcosa di più e di diverso dalla comunione che è insita nella nostra condizione, l'amore è un dono lungo il percorso. Può sembrare un lungo e noioso rimprovero ma non lo è, è solo il necessario prologo al passo successivo. Dunque abbiamo un campione di soggetti sufficientemente bendisposti verso gli altri da poter vivere con serenità e coscienza pulita la loro vita e questo a loro basta. Per coloro che sono interessati alla magia però sfortunatamente questo non basta. E' necessario riuscire nella comunione. La comunione di cui parlo è soprattutto una questione di sensazioni fisiche, cercare di spiegare a parole dove si deve andare a parare è riduttivo e fuorviante, come descrivere uno sbadiglio, un orgasmo, la commozione, il sapore di una fragola ... insomma avete capito; si può provare ad arrivarci vicino usando delle immagini ma questo prevede il sapersi immedesimare in cose e situazioni totalmente estranei. Partiamo con un primo esempio.
Chi di noi non ha mai visto in un documentario -o i più fortunati dal vivo- il nuoto in branco dei pesci ? Per chi non ha mai avuto questo piacere tenterò una descrizione sommaria: queste bestiole nuotano tutte assieme rispettando una rigorosa distanza di sicurezza con gli individui più prossimi e si muovono in una sincronia perfetta tanto da sembrare un unico individuo. Dopo qualche minuto di osservazione ci si dimentica quello che realmente sono. Quello che diviene evidente è il movimento fluido e cosciente di quel super individuo; non si muove a casaccio, segue il suo percorso logico. Così è di uno stormo di uccelli: si possono passare ore a guardare quella nube nera formata da migliaia di individui creare le forme più svariate in una armonia perfetta e si avverte la coscienza della creatura formata dalle coscienze dei singoli individui. Ci sono altri esempi nel regno animale di creature appartenenti alla stessa specie che si organizzano nel formare quello che appare come un unico individuo. Le spiegazioni scientifiche abbondano e probabilmente sono anche azzeccate. Il nostro salto di qualità consiste nell'attribuire al suddetto una coscienza propria. Nemmeno troppo bizzarro se si pensa ai milioni di cellule che costituiscono il corpo di un singolo pesce e che forse, a loro volta, possiedono una loro semplice coscienza. Non auspico una umanità che si muova in sincronia da balletto classico, cerco solo di creare una immagine mentale che possa stuzzicare anche sul piano fisico. Qualche altro indizio ce lo può fornire internet: al terminale siamo singole unità -individuali- che si muovono virtualmente nello spazio dato che si può raggiungere ogni parte del globo coperta dalla rete, ma lo spazio cibernetico non è qualcosa di reale è un tessuto formato da miriadi di terminali, che cesserebbe di esistere se ogni singolo terminale si spegnesse. Metafore sul tema se ne possono trovare a pacchi con un po' d'immaginazione : il singolo libro parte dell immensa biblioteca, la goccia d'acqua nel mare, il capello nella chioma, il granello di rena.... Sbizzarritevici. Come premesso l'argomento è duro, la spiegazione troppo lunga e insufficiente, le molte implicazioni necessitano di singoli approfondimenti e giustamente ci si può domandare perché si dovrebbe impiegare tanto tempo e energia per riuscire in una comunione di cui non solo non si sente la necessità, ma addirittura ci ripugna un pochetto. Perché non siamo pesci, né libri, ne terminali di computer. Siamo creature d'energia e possiamo imparare a lasciare unire le nostre luminosità e far scorrere la forza del tutto nel singolo.
Possiamo imparare a percepire, usare e dirigere la forza vitale della creatura umanità.
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