Le fattezze della Dea

Prologo


La divinità femminile e la società matriarcale non sono rarità o bizzarrie di poche, semisconosciute e ormai scomparse civiltà. Sono, al contrario, le origini della spiritualità e della civiltà umane. Dall'uomo di  Cro- Magnon (o prima, chissà) la femminilità è sempre stata guardata con meraviglia e adorazione e il corpo femminile paragonato alla natura, madre generatrice di ogni cosa. Fino al tracollo della fede nella Dea e al capovolgimento totale della propria condizione subito dal genere femminile, a opera di quali oscuri meccanismi vedremo in seguito, ogni civiltà ha idealizzato e personificato la propria personale visione della Dea, un po' come è accaduto alla Vergine Maria, della quale si hanno numerose versioni : la Madonna delle spade, la Madonna della neve, la Madonna dalle tre mani ecc. tutte originate da una unica divinità ma con una propria individualità specifica. Ogni civiltà ha creato i propri miti basandosi sull'osservazione dei fenomeni naturali e sui misteri della nascita, della morte, del sesso.  Così, numerose sono le Dee adorate nel corso dei millenni. Qualcuna più famosa è arrivata a farci conoscere il suo nome e la sua leggenda altre, forse perché relegate all'adorazione in zone più circoscritte, forse perché appartenute a popoli quasi interamente spazzati via dalla scopa del tempo, forse perché risalenti a un'epoca in cui la scrittura  non esisteva ancora o per chissà quali altri oscuri motivi hanno lasciato di sé solo poche enigmatiche traccie. 
In questa pagina parleremo di Dee, delle loro caratteristiche, dei popoli che le hanno amate, cercando di non dimenticare che ognuna di loro non rappresenta che uno dei mille volti e delle tante qualità della Grande Madre, l'origine di tutte le cose.




Sheela-Na-Gig

Una delle figure divine a mio avviso più affascinanti è proprio questa ormai quasi dimenticata Dea.
Il suo culto sembra circoscritto all'Irlanda anche se se ne può trovare traccia in altre nazioni a causa della iniziale diffusione seguita dalla soppressione che il cristianesimo ne aveva operato. Per capirne il perché occorre conoscere la leggenda che le aleggia attorno, tenendo sempre presente che si tratta di un culto che risale al neolitico e si è tramandato quasi del tutto oralmente.
“Un giorno, i cinque figli del re di una contea d'Irlanda andarono a caccia insieme. All'imbrunire si accamparono e uno di loro andò in cerca d'acqua tornando però a mani vuote. Spiegò ai fratelli che al pozzo aveva incontrato una megera ripugnante e oscena che aveva preteso di essere baciata in cambio del permesso di attingere l'acqua e che lui non aveva avuto la forza di accontentarla. Deridendo il fratello per la sua vigliaccheria, un altro si accinse allo stesso compito ma anche lui tornò a mani vuote. Uno alla volta tutti e cinque i fratelli tentarono l'impresa ma solo il più giovane, Niall, tornò dalla fonte con l'acqua. Non solo aveva avuto il coraggio di baciare la megera ma si era anche unito a lei. A quel punto la vecchia si era trasformata nella femmina più bella che mai occhi umani avessero veduto, si era presentata al ragazzo come “la suprema sovrana della terra” e gli aveva giurato che per ripagarlo di averla onorata avrebbe fatto di lui il re supremo di tutta l'Irlanda. E così fu.”
Questa leggenda, seppure antica, è posteriore alle tante immagini di Sheela-Na-Gig ed è probabilmente nata per giustificare le origini, ormai perse nel buio di un passato troppo remoto, di un culto che comunque andava continuando.
Le Sheela sono una serie di sculture antichissime che rappresentano una divinità femminile dalle fattezze orribili e in un atteggiamento osceno : una femmina magra, ossuta, con i seni cadenti uno dei quali, il sinistro, con due o tre capezzoli,il ventre prominente, la vagina tenuta allargata con le mani è enormemente dilatata e sproporzionata tanto da sembrare più che altro una caverna. Nonostante le orribili fattezze del volto e la posizione apparentemente oscena, le figure – ne esistono di diverse fattezze- sono tutte sorridenti e ispirano una sensazione di benevolenza.
All'epoca dell'avanzata del cristianesimo erano ancora oggetto di radicata venerazione per la popolazione pur avendo perso il loro vero significato originario, tanto che la chiesa pensò bene di inglobarle nel culto nascente murandole addirittura negli edifici sacri in costruzione, relegandole al ruolo di monito contro la lussuria dapprima e come semplice esempio della superiorità del cristianesimo sulle religioni pagane poi. Quando infine la chiesa, forse stanca delle attenzioni che ancora la popolazione riservava alle immagini, decise per la loro rimozione e distruzione furono gli stessi irlandesi a trafugare e mettere in salvo le tante rappresentazioni esistenti. Purtroppo non tutte.
Ad oggi, molte hanno rivisto la luce e attirato l'attenzione di archeologi e storici che non ci risparmiano ipotesi fantasiose e supponenti.
La mia opinione è che per comprendere qualcosa non occorra fantasticarci sopra ma semplicemente osservarla. La megera ci mostra sorridendo ciò che di più notevole c'è in lei, il suo sesso che lei tiene spalancato in quella che doveva essere la posa abituale per il parto all'epoca in cui le pietre furono scolpite. E' sicuramente un simbolo di fertilità e di vita che rappresenta una madre, una divinità che genera, ma ci mostra anche tratti caratteristici della morte, le costole ossute e i denti acuminati, e la sua spropositata vagina sporge per buona misura al di sotto della base tanto da penetrare nel terreno diventando così una entrata per il sottosuolo, una specie di entrata per il regno dei morti. Sembra volere accomunare la vita e la morte in un unico grande cerchio -così appare il suo sesso- e lei le dispensa entrambe. I suoi seni ci mostrano che è anche nutrice e a mio avviso il seno con più capezzoli vuole rappresentare il suo essere madre e nutrice anche del mondo animale.
Difficile spingersi oltre con le congetture quando gli stessi addetti ai lavori stanno ancora litigando sull'età dei manufatti e sulla loro origine sacra o frutto di una colossale burla ma certo non si possono non vedere i tratti comuni della Grande Madre. La verità si nasconde dietro al sorriso benevolo di Sheela-Na-Gig.  






La Dea Minoica dei serpenti
Molti considerano la cultura minoica, che si sviluppò a Creta, la prima cultura "evoluta" d'Europa. Benché si conosca poco di tale cultura gli studiosi sono inclini a pensare che la donna avesse un ruolo preminente in questa civiltà, ben diverso dallo stereotipo di creatura inferiore e sottomessa all'uomo; questa linea di pensiero deriva dal fatto che il nume principale della religione minoica era la Grande Dea o Dea Madre, sicuro indizio di una religione non ancora trasmutata dagli originali culti di fertilità e creazione intesi come attributi prettamente femminili. Inoltre la civiltà minoica possedeva - e di questo testimoniano i ritrovamenti archeologici- un tipo di buongusto che a paragone di altre civiltà dell'epoca si può tranquillamente definire "femminile". Non ultimo, incide sulle supposizioni degli studiosi il fatto che, pur non essendo militarmente sprovveduti, si attenevano a una forte linea di non belligeranza, cosa tutt'altro che comune per i tempi. C'è chi arriva perfino a teorizzare che, al di là del sovrano,che poteva essere indifferentemente un re o una regina, il vero potere era retto da una sorta di sacra sacerdotessa. La civiltà minoica si sviluppò a partire dal seimila AC, quando una sparuta colonia -probabilmente proveniente dall'Anatolia- si insediò sull'isola,che chiamarono Candia. Questi "immigranti" portarono con se il culto della Dea oltre a conoscenze agrarie che collocano la loro origine al neolitico. Per i successivi tremila anni ci fu un continuo progresso tecnologico nei campi della ceramica, tessitura, metallurgia, architettura, e tutte le arti, oltre al commercio sempre in crescita e alla continua evoluzione del magnifico gusto artistico che possiamo ancora ammirare nelle città-palazzo di Cnosso, Festo, Haghia, Triada, Mallia. Queste città palazzo si componevano di centinaia di ambiente collegati fra loro da passaggi, corridoi, cortili e scale che di sicuro avevano l'aspetto di labirinti, forse è questa l'origine della famosa leggenda. Gli ambienti sono riccamente decorati con motivi geometrici, combattimenti di tori e sopratutto elementi marini. In queste pitture si trova la chiave per comprendere meglio la fede minoica. La grande Madre, divinità femminile per eccellenza in quanto feconda creatrice di ogni cosa, è il mare, prima culla e grembo fecondo di ogni forma di vita. La madre crea il cielo, di cui l'aquila è il simbolo, e la terra della quale è simbolo il serpente. Nella più famosa rappresentazione minoica della dea, essa tiene con le mani due serpenti simbolo della sottomissione della terra alla madre creatrice e della sua fusione con essa ;ha sopra la testa l'aquila, la volta del cielo, anch'essa generata e facente parte della Madre, ha i seni nudi e prosperosi simbolo di fecondità che nell'evidente ovvietà del loro potenziale di nutrimento riportano alla sacralità del corpo femminile come tempio della vita e immagine della Dea. La grande Madre è così la rappresentazione dell'intero globo terrestre, uno e trino, unica e immensa divinità. Simboli della dea erano anche la colomba il leone e l'ascia bipenne dal simbolismo incerto lasciato, purtroppo, alla libera interpretazione. Pare che siano rispettivamente di purezza, forza e energia (elettrica: fulmine) ma sono solo supposizioni. Non è una supposizione invece il mito del toro come energia maschile al quale viene riconosciuta, seppure in misura ridotta,una partecipazione alla genesi per il suo potere fecondatore e la forza bruta muscolare, attributo sostanzialmente maschile. Non mancano divinità minori ma sono rappresentazioni di una parte o una peculiarità della Dea come ad esempio la selva, la montagna, il fiume, oppure la pioggia. Così come gli eventi sono anch'essi concepiti come naturale conseguenza della vita della Dea.
In quanto figli della Dea, generati dalla Dea e viventi nel suo grembo, i Cretesi consideravano se stessi e ogni cosa esistente come una manifestazione del divino e in quanto tale sacra. Attribuivano inoltre alla sessualità un carattere sacro particolare, riflettente l'evidente sessualità della Dea, poiché in natura il sesso è libero e gioioso e anzi necessario alla perpetuazione della vita e quindi consegue ai desideri della divinità, vivevano una libertà sessuale e una promiscuità impensabili ai giorni nostri, alle quali molti studiosi moderni attribuiscono la tendenza al pacifismo di questa ormai perduta civiltà.




Potnia 
Forse avrei dovuto partire da qui, dalla Potnia e il suo Paredro poiché essa è l'archetipo della Grande Madre  per eccellenza.  Potnia non è un vero e proprio nome ma un aggettivo che significa "Signora", difatti nel corso dei secoli e attraverso diverse civiltà l'aggettivo si è associato ai più svariati complementi trasformando la Dea in un generico Signora degli animali, o in specifici Signora dei serpenti, delle civette, delle sfingi e altre bestiole singole, come pure in Signora delle messi, della luce, del grano, della fertilità, delle Erinni etcc. Anche la Dea minoica dei serpenti ha ricevuto l'appellativo di Potnia.
E dunque vediamo di capire di cosa si tratta.
La Grande Madre è stata adorata fin dall'inizio della spiritualità umana. Essa rappresenta il principio creativo, Colei dalla quale tutto viene, identificandola con la Madre Terra; il principio di fecondità, la madre che porta in grembo i figli o depone e cova le uova, detentrice dei misteri della nascita e del sesso; la Dea nutrice dei propri figli, nel più vasto significato che si può dare a questa definizione: la terra che dona i suoi frutti alle proprie creature, la madre che allatta i figli. 
Il più antico antropomorfismo della Dea vede attribuire alla Madre -naturalmente in forma di donna- un figlio:  il Paredro. Figlio destinato a crescere e divenire l'amante che insemina la madre e altrettanto destinato a perire per venire rimpiazzato dal figlio più giovane ( o da un se stesso rinato). Il mito è facilmente comprensibile: la Grande Madre, fulcro del culto Mediterraneo, è la Terra che genera la sua prole animale e vegetale. Ma il "figlio" non è immortale quanto la madre: la vegetazione subisce una morte e una rinascita ciclica dovuta all'alternarsi delle stagioni, le creature viventi soccombono al succedersi delle generazioni. La madre, priva dei suoi figli è sterile e vuota e dunque è la prole stessa che perpetua la vita con il continuo ciclo di morte e rinascita. La prole, compiuto il suo ciclo, torna alla terra (tutto, torna alla terra) e dunque la madre è dispensatrice di vita e di morte. Al termine di un ciclo la madre si ritira per un periodo per poi dare di nuovo la vita e congiungersi col suo Paredro. Il giovane deve uccidere il vecchio. 
Nelle tavolette di Cnosso e Pilo la parola Potnia è spesso associata a aggettivi diversi, tanto che gli studiosi si sono interrogati a lungo se questi nomi si riferissero a divinità diverse o fossero tutti attributi della stessa figura divina, la Dea primigenia forza primordiale e fonte di tutta la vita. Noi ormai abbiamo capito come funziona il meccanismo che porta alla creazione di divinità minori estrapolando un unico attributo della divinità, è lo stesso meccanismo per il quale esistono decine di Madonne diverse in miriadi di tabernacoli sparsi per tutto l'abitato cattolico nel mondo, come "la Madonna della neve" "la Madonna delle spade" "la madonna del ditino" etcc.   E dunque ecco nascere Atana Potnia ( che qualcuno associa ad Athena, ma io non sono così erudita e non mi sbilancio) , Potnia Theron,greca signora degli animali che a sua volta cederà singolarmente i suoi domini per creare altre divinità minori Rea, Demetra, Cibele.
Con l'avvento delle popolazioni indoeuropee dal XIII secolo A.C, con le invasioni Achee e sopratutto con l'arrivo dei Dori il culto mediterraneo della Grande madre venne represso e le divinità femminili trasformate in brutte copie di se stesse. Vi sono miti che raccontano,  in modo enigmatico ma di facile interpretazione per chi guarda le cose con la giusta apertura mentale, questo passaggio tutt'altro che incruento da una società matriarcale a una patriarcale e raccontano la forzata sottomissione della donna. Forse per qualche tempo i nuovi dominatori cercarono un compromesso che potesse aiutare ad integrare la nuova realtà alla vecchia e per un po' ci furono dei e dee capeggiati da Zeus ed Era, poi una rivolta (siamo nel campo delle ipotesi anche se basate su racconti) delle popolazioni preelleniche, raccontata nell'Iliade come una congiura contro Zeus, Era venne sottomessa al marito. Athena nasce dalla testa di Zeus, si volle così sottolineare la supremazia maschile nella genesi e il ruolo secondario della donna, relegata a semplice contenitore. 
Le Danaidi sono un altro mito che ci racconta come le figli di Argo, re della Libia non volessero unirsi ai figli di Egitto presumibilmente significa che le donne delle antiche società matriarcali non accettavano di legarsi e quindi assoggettarsi ai nuovi venuti e le loro regole patriarcali. Nel mito esse uccidono i loro sposi e ne subiscono poi la dura punizione per l'eternità, tutte tranne Ipermestra mostrata come unica saggia che si salva  proprio perché accetta di sottomettersi. Altro mito che a parere di chiscrive rimanda alla fine del periodo aureo del femminino sacro è le Gorgoni. In principio una sola poi, per le solite magiche arcaiche vie moltiplicatasi, la Gorgone ha tratti di Signora dei serpenti, evidentemente legata alla Potnia con tutto il suo bagaglio di forza creatrice, di sapienza e sensualità viene relegata al ruolo di mostro pericoloso. Naturalmente. Nel suo scindersi in tre entità da origine alle tre sorelle di cui solo due sono immortali mentre la terza, Medusa perde la sua immortalità quando si lascia sedurre da Poseidone, se il simbolismo è evidente solo per me è ora che mi faccia visitare e mi dia alla settimana enigmistica. Medusa, in un altra versione del mito è una bellissima vergine dal fascino magico che risiede nei suoi bellissimi capelli, viene trasformata in mostro da Athena, sempre dopo aver copulato con Poseidone. La sua colpa stavolta è aver usato il suo fascino per sedurre il maschietto, povera vittima indifesa della magia femminile, ricordando che Athena è felice dea perché totalmente sottomessa alla paterna autorità. Anche qui mi pare ci sia ben poco da immaginare, la donna, nel nuovo ordine sociale deve essere sottomessa all'uomo e priva di qualunque arma da usare contro di lui sia essa la seduzione, l'intelligenza o chissà che altro. La Potnia ormai era destinata a scomparire e quei pochi focolai di fedeltà al culto che ancora resistevano venivano velocemente indottrinate da racconti mitologici e miti religiosi. Il cristianesimo non ha messo in atto tecniche di soppressione nuove per imporsi ha solo perpetuato la tradizione pagana-patriarcale e accentuato l'espulsione dal divino della figura femminile.

Potnia Theron