Prologo
Nel “kit della brava strega” si trovano molti ninnoli. Al giorno d'oggi la maggior parte di questi “utensili” non sono più un mistero per nessuno e anzi, esistono numerosissimi modi d'acquisto per quello che è diventato un filone commerciale molto promettente. E vi sono anche moltissime fonti d'informazione sull'uso e il significato dei gingilli stregoneschi. Tantissime. Troppe. E se avete cercato un po' in giro avrete notato che sono anche discordanti tra loro, ognuna ha la propria opinione, non se ne trovano due uguali. Ebbene, anche se non vi farà piacere sentirlo, nessuno di questi oggetti farà di voi una strega. Se amate il collezionismo, se adorate riempirvi la vita di oggettini particolari, se vi piacciono le mascherate a tema non c'è niente di male a girare per mercatini con il sacco della befana; se adorate rune, tarocchi, sfere di cristallo e specchi riempitevene tranquillamente ogni angolo di casa, se vi struggete insieme alla cera ogni volta che accendete una candela ne troverete reparti fornitissimi (anche per il fai da te) in qualsiasi supermercato, se non solo vi piacciono le pietre preziose e i cristalli più belli ma siete di quelli che tornano dalla riva del mare con l'asciugamano tenuto per le cocche riempito di ogni sassolino e ciottolo vi è capitato vicino ai piedi, potete serenamente ricoprire il parquet del salotto fino a quando non vedrete più il colore del legno; se vi è già capitato di subire una lavanda gastrica o passare una notte con le allucinazioni a causa di una delle vostre tisane casarecce fatta con le ennesime erbe selvatiche che avevate raccolto, forse è il caso che seguiate un corso serio di erboristeria, ma comunque nessuno vi impedisce di riempire la dispensa di magnifici vasetti ben catalogati. Ma tenete presente che sono solo oggetti e anche se ogni cosa su questa terra proviene dalla Madre, di per se non vi porteranno nessun beneficio. Quello che vi serve, che davvero è necessario, già ce l'avete, dovete solo imparare a usarlo. E questa non è una lezione che tutti riescono ad apprendere.
Comunque, è innegabile che vi siano cose che aiutano a focalizzare la nostra attenzione e a dirigere i nostri intenti, ricordate Dumbo? Ma proprio come per l'elefantino la risposta emotiva è personale e il significato di un oggetto è soggettivo, dubito che riuscireste a volare con in mano una piuma, o a cavallo di una scopa del resto.
In questa pagina frughiamo nel baule e diamo una occhiatina a tutti quei ninnoli e cotillons cercando di capire come sono entrati a far parte del necessaire della strega, in che cosa effettivamente possono essere utili e in che modo utilizzarli tenendo sempre ben chiaro che sono linee guida molto grandi poiché ciò che va bene a uno non deve necessariamente essere utile a tutti e dopo avere esaurito l'armamentario regolamentare vediamo cosa altro ci si può inventare con oggetti di uso comune, cibo, disegni e quant'altro mi salterà in mente al momento perché magia è anche sogno, immaginazione e sopratutto creatività.
Partiamo dall'iconologia classica.
Le vesti scure, il mantello, il cappello caratteristico, prendono origine con molta probabilità dallo stile degli abiti in uso all'epoca dell'inizio della caccia alle streghe, intorno al 1600, nelle prime colonie americane. Il fatto che il cappello con la fibbia (ma a tronco di cono) fosse un accessorio maschile, (alle femminucce era riservata la cuffietta copri scandalosi capelli -e poi dicono dell'Islam) è una grottesca sottolineatura della irriverenza verso il sesso predominante mostrata, tra le altre mostruosità , da quelle povere sfortunate. In realtà queste sono solo illazioni, se qualcuno ha fonti più serie intervenga pure.
Nel corso del tempo altri particolari sono stati aggiunti da fantasiose malelingue per delineare e accreditare queste figure: la cintura di serpente con appeso il sacchetto di ventre di capra dove portare pezzetti di bambino per merenda, non si sa mai quando “non ci vedo più dalla fame!”, i guanti per coprire gli artigli da gatto e i tanti oggetti, scopa, calderone, bacchetta, filatoio ecc. Anche l'aspetto di vecchia orribile con tanto di gobbe, naso adunco, denti radi, pelle verdognola e bubboni vari è una caratteristica che vuole sottolineare la malvagità dei soggetti perché una persona malvagia, anche se apparentemente bellissima è brutta dentro.
Vediamo questi oggetti.
La scopa
Secondo molte fonti la scopa della strega era un abile artificio per nascondere il bastone magico agli occhi delle guardie dell'inquisizione. Quanto idiote dovessero essere queste guardie e con che cosa le non streghe pulissero la casa sono domande che non trovano facile risposta. Se si considera poi che secondo la credenza popolare una strega non può trattenersi in presenza di una scopa, dal contare uno ad uno tutti i fili che ne compongono la spazzola, perdendo oltretutto continuamente il conto e ricominciando caparbiamente daccapo fino all'alba, sorge anche qualche legittimo dubbio sull'idiozia disseminata dell'epoca. Le uniche notizie con qualche fondamento di cui si dispone sono che la scopa è stata cavalcata – ma non in volo- in occasione di alcune danze, più folkloristiche che rituali, in vari tempi e società e con diversi significati. La scopa, come è logico,viene associata alla pulizia, allo spianare il terreno (un tempo i pavimenti erano di terra battuta), alla eliminazione di ospiti indesiderati (reali però : pulci, pidocchi, ratti) e perciò all'allontanamento del male (nella fattispecie: la peste, il colera, la scabbia). Per chi si dedicava ancora ai rituali pagani una spazzatina sul luogo aveva la duplice funzione di fare pulizia materiale e psichica, allontanando oltre al pattume -o al fogliame se ci si trovava in un bosco, a scanso di incendi indesiderati- anche energie negative e presenze indesiderate, materiali e non. Durante il gioioso periodo dell'inquisizione, come tutti sanno, le streghe vennero accusate di volare ai sabba a cavallo della scopa grazie al magico unguento di Benevento, una pomata allucinogena, ma in realtà la scopa non aveva niente a che vedere coi “viaggi” delle praticanti alle quali l'unguento da solo bastava e avanzava. Per le streghe moderne, la scopa, specie se di legno e saggina, può ancora servire di supporto per i propri rituali magici, ma l'uso e il simbolismo devono essere necessariamente soggettivi. Per quanto ognuno in casa propria sia libero di fare quello che preferisce, io sconsiglio vivamente di cospargere il corpo nudo di strutto e provare a saltar giù dalla terrazza a cavallo del proprio manico appena comprato, se proprio vi piace l'attrezzo, rimuginate sull'uso che potete farne a seconda di quello che vi ispira.
Il bastone
I nostri -scarsi di utensili- progenitori scoprirono molto presto che un buono e robusto prolungamento del braccio poteva essere utile in molti modi. Lo utilizzarono per raccogliere frutta, scacciare bestiacce, darselo in testa, tracciare solchi sul terreno, scavare buche ecc. Nei primissimi tempi procurarsi un buon bastone non era cosa facilissima non avendo a disposizione che pietra scheggiata perciò chi ne possedeva uno se lo teneva ben stretto, ne andava orgoglioso, tiranneggiava gli sprovvisti che però non subivano sempre in silenzio anzi, probabile che ne scaturissero delle belle lotte per la conquista del tesoro e una discreta selezione naturale del più forte. Probabile che sia in questi tempi confusi che il bastone ha acquisito il suo simbolismo di potere, il più forte si teneva il bastone, il bastone rappresentava il più forte. Dunque il capo. Un po' più avanti nel tempo, pur diventando più facile possederne uno, il bastone ha conservato tutto il simbolismo che via via si era conquistato. Utilizzato anche nelle arti marziali, buono per infilarci una punta da lancia, farne un giavellotto, tenerci ritti i pomodori, tenderci una corda per farne un arco, per costruire una meridiana, per calcolarci la circonferenza della Terra, per farci appollaiare le galline, per spingere una barca........ se ne possono fare usi illimitati, è un oggetto dalle mille qualità. E' un oggetto dai mille poteri. E poi proviene da una creatura vivente, possiede lo spirito della pianta che l'ha generato. E affondava le radici nel terreno, conosce i segreti del mondo ctonio. E innalzava la chioma al cielo, parlava con gli dei. Era la casa di tante creature, amico delle nuvole, si nutriva di sole, ha vissuto mille temporali, d'inverno spoglio, d'estate coperto di gemme, o magari un sempreverde simbolo d'eternità. Bastava anche meno perché gli venissero attribuiti poteri divini.
Nel corso della storia, innumerevoli sono gli esempi del simbolismo di potere posseduto dal bastone. Lo scettro dei re, il caduceo di Hermes, il bastone coi serpenti di Asclepio,il pastorale del vescovo,il bastone di Mosè,il khakkhara del Bhudda e infiniti altri. Il bastone è da sempre anche simbolo di dominio e di possesso vi erano (forse ancora oggi, non so) bastoni tipici per indicare un grado gerarchico, una carica militare o ecclesiastica, un titolo nobiliare. Esistono favole, miti, leggende su bastoni magici dai più svariati poteri, bastoni il cui possesso significava poter guarire tutti i mali, capire il linguaggio degli animali, sconfiggere qualunque nemico, sottomettere al proprio volere, cambiare il tempo, scatenare tempeste. Insomma, una lista infinita laddove si è sbizzarrita la fantasia umana nel corso dei secoli. Potevano le streghe essere da meno?
Anche su questo ci sono numerose storie. Le streghe usavano il bastone per scatenare il maltempo, distruggendo i raccolti, per rubare il latte a distanza o il vino, per dissanguare le proprie vittime, per rimestare nel pentolone, per togliere la virilità o la fecondità e naturalmente per volarci a cavallo, lo usavano come mazza da tamburo, o per fare una musica da baccanale buona per i sabba e per far perdere il latte alle puerpere. Insomma, chi più ne ha più ne metta. Si dice anche che sia il corrispettivo maschile della bacchetta visto che è l'attributo preferito dal mago e simbolo fallico.
Anche questo, se vi piace, è legale tenerselo e non serve il porto d'armi, prendetevi del tempo per sceglierlo, meditando sul significato che volete attribuirgli e sull'uso che ne potrete fare.
Avvertenza: non andate in giro armate d'accetta mentre cercate il vostro nuovo giocattolo, questo sì è vietato dalla legge.
La bacchetta magica
E' opinione comune che la bacchetta e il bastone abbiano, oltre che comuni origini, anche usi sostanzialmente simili. In realtà sono due cose completamente diverse, sia nelle origini, sia nell'evoluzione simbolica, sia nel significato e uso acquisiti al giorno d'oggi. La bacchetta vede i natali come oggetto di divinazione più che di potere, caratteristica quest'ultima che acquisirà solo in un secondo tempo con gli sproloqui dell'inquisizione. La bacchetta nasce come strumento per la rabdomanzia, che non è, come qualcuno può pensare, una pratica per trovare l'acqua ma per trovare tutto ciò che è sepolto. Anche se probabilmente il primissimo uso che ne è stato fatto è proprio la ricerca dell'acqua, via via che le necessità delle persone crescevano anche le bacchette allargavano il loro campo d'azione e con il nuovo uso venivano inventate (scoperte?) corrispondenze tra l'oggetto della ricerca e il tipo di legno, nonché la sua forma e aggiunte nuove formule alle incisioni originali. Dopo la ricerca dell'acqua, del carbone, dei più svariati minerali, di tesori sepolti, si è pensato bene che la bacchetta poteva servire anche a trovare il corpo di persone scomparse (in caso fossero state sepolte) e poi la direzione presa dai loro assassini (la somministrazione della giustizia all'epoca non doveva essere un esempio di equità) a rintracciare fuggitivi, ma anche a stanare bestie feroci o buona selvaggina. Insomma, ci fu un ampio passaggio dalla materia inerte a ogni ordine di cose con un veloce proliferare di nuove indicazioni, formule, evocazioni. Sembra che le prime bacchette fossero costruite solo con rami di nocciolo ma questa informazione ha il sapore di bufala arbitraria visto che questa pianta non gode di una diffusione sul pianeta ad ogni clima e ad ogni latitudine mentre l'uso della bacchetta è confermato -o quantomeno accennato in antichi testi- un po' in tutte le antiche civiltà. Ogni popolo possedeva il suo personale “manuale per la costruzione e l'uso”, informazioni naturalmente in mano a solo pochi eletti “addetti ai lavori” ma come in molte altre cose anche il popolino aveva le proprie opinioni e credenze, ed è proprio nella fantasia creativa della gente comune che la bacchetta ha compiuto il suo salto di qualità. Per prima cosa il legno per fabbricarla doveva essere cavo, per incanalare le energie che l'oggetto della ricerca disperdeva nel suolo e il ricercatore riceveva attraverso la pianta dei piedi, fino a far vibrare, ondeggiare, sussultare o ruotare lo strumento, di qui al sambuco e poche altre specie. Poi la scelta del modo e del tempo in cui tagliare il legno, dell'invocazione alla pianta e alla entità che gli avrebbe donato il potere e l'aggiunta di essenze sotto forma di oli profumati e poi cristalli e metalli. In breve tempo l'uso stesso si ampliò da semplice (si fa per dire) indicatore a strumento divinatorio complesso, poteva indicare il sesso dei nascituri, il futuro sposo, le malattie in arrivo, la sfortuna e la fortuna (poteva non entrarci il malocchio?) e tante altre cosette utili. Ma saputo il male occorre la cura e così si trovò il modo di utilizzare lo stesso strumento per porre rimedio ai responsi poco graditi che lo stesso aveva dato: se la bacchetta incanalava le energie poteva anche rilasciarle, naturalmente con opportune modifiche. Nel corso dei secoli successivi la bacchetta ha subito la sua naturale evoluzione fino a divenire oggi lo strumento per dirigere l'intento e la forza del mago. Di questo oggetto è vero quanto viene affermato,sbagliando, sul bastone: durante l'inquisizione ne venne demonizzato l'uso e le erbane dovettero in qualche modo celarlo in oggetti di uso comune facendone manici per ogni tipo d'oggetto che potesse prevedere un manico. Quasi tutti coloro che si appassionano di esoterismo non sanno resistere al fascino di possederne una, anche se poi pochissimi ne fanno davvero uso anche perché i nostri “manuali” sono per lo più paccottiglia acchiappa cucchi inventata di sana pianta per poter vendere sia i medesimi sia costosissime e pseudo artigianali bacchette dai super poteri. Come per ogni altro ninnolo: se vi piace perché no? Magari traete spunto da queste poche e confutabilissime notiziole sia per la ricerca (se intendete costruirvene una, ma niente vi impedisce di comprarvene di già fatte) sia per l'uso. Un'ultima annotazione che potrebbe essere utile: la bacchetta non ha un uso unidirezionale ma nei due sensi, derivante dall'osservazione che la linfa scorre in entrambi i sensi nei rami e dal fatto che la pianta affondando le radici nel terreno volge la chioma al cielo, verso gli dei, voltarla dall'altra parte è affondare le radici nel cielo e volgere la chioma verso di noi.
Il fuso
Per fuso si intende quello strumento di legno a forma di ...fuso appunto, utilizzato spesso insieme alla conocchia per filare la lana. Il funzionamento dei due attrezzi è relativamente semplice ma richiede manualità ed esperienza : facendo girare il fuso si torcono e si allungano le fibre della massa di lana cardata fornendone via via formando così un filo che poi verrà utilizzato per tessere. Ci sono diversi tipi di fuso ma il funzionamento è il medesimo. Ai nostri giorni ci sono infiniti metodi più moderni e veloci per ottenere bellissimi gomitoli di lana pronti all'uso, per quanto non siano poi così numerosi coloro che ancora si cimentano nella fabbricazione di indumenti fatti a mano e in ogni caso non lo fanno per necessità ma spesso per hobby, mentre dal neolitico alla seconda rivoluzione industriale chi non desiderava morire di freddo era costretto a passare buona parte del proprio tempo alla cura delle greggi e alla lavorazione dei loro velli. Essendo il fuso un oggettino ingegnoso si, ma piuttosto lento, tenendo conto anche del tempo necessario a trasformare il filato in coperte o capi di abbigliamento, ed essendo anche un oggettino piccolo e facile da portarsi appresso, era comune che le donne non uscissero di casa senza e occupassero tutto il tempo in cui non dovevano usare le mani per altro a filare. Ho visto personalmente, da bambina, le vecchie comari di Sant'Adriano, un paesino tra Toscana e Romagna, andare in processione dietro al santo di turno con la lana nel grembiule tirato su per le cocche a mo' di sacchetto continuando a filare e cantare senza mai far toccare terra all'attrezzo.Delle giocoliere.
Veniamo a noi. Alle streghe intendo. Le erbane venivano chiamate alla bisogna e per guadagnarsi la pagnotta anche loro, come i medici condotti più avanti, si recavano dai loro assistiti. Strada facendo sfruttavano il tempo perso nella camminata, come usanza dell'epoca, filando, Già questo basterebbe di per se per attribuire l'attrezzo alle streghe, ma c'è anche qualcosina di più. Si sa che parte degli incantesimi di un tempo si basavano su legature,sopratutto legamenti d'amore ma anche altro (magari un giorno di questi scendiamo nei dettagli. Magari no) e per legare serve un filo; non un filo qualunque, un filo speciale, magico. Come un filo può essere magico? Filandolo con materiale speciale. Ecco dunque che il fuso diventa attrezzo da lavoro da strega. Il materiale per il filo magico veniva reperito nelle case stesse dei clienti, spesso capelli o peli di persone da colpire e veniva aggiunto dalla strega stessa, fibre vegetali di piante speciali o anche parti organiche. Il risultato era un pezzo di filato fatto "su misura" alla necessità. Veniva poi utilizzato in molti modi diversi e i rituali stessi erano tanti e vari; uno di questi includeva il dare un taglio deciso al filo mentre ancora stava girando sulla rocca. Alla fantasia del lettore capire il significato funesto.
segue....
